La Corte di Giustizia Europea sul Diritto all’Oblio

Il 13 maggio 2014 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, o CGUE, si è pronunciata in merito alla protezione dei dati personali sul web e in particolare ha espresso il concetto di diritto all’oblio. Il diritto all’oblio è un diritto riconosciuto in virtù della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in seguito al caso di “Google Spain SL, Google Inc. vs Agencia Española de Protección de Datos, e Mario Costeja González” (causa C−131/12). La CGUE ha emesso la sentenza secondo cui il motore di ricerca, a seguito della richiesta di un cittadino spagnolo di rimuovere il proprio nominativo dal web, avrebbe dovuto deindicizzare dai propri risulati il seguente dato personale del signor Costeja González. Dal 2014 ad oggi, la Corte di Giustizia Europea ha ampiamente lavorato per rendere il diritto all’oblio un diritto fondamentale per la persona a livello comunitario europeo, tanto da aver creato il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.

Il regolamento generale per la protezione dei dati personali, (o riconosciuto a livello globale come: GDPR, General Data Protection Regulation) entrerà in vigore dal 25 maggio 2018 e rappresenta un’importante svolta in merito al trattamento dei dati personali dell’utente. L’obiettivo principale di tale regolamento è la tutela della riservatezza e l’identità della persona, in termini di immagine e reputazione. La CGUE, già nella Direttiva 95/46/CE, osservava l’importanza che assume Google in qualità di motore di ricerca, nel divulgare i dati personali dell’utente. In particolare, ciò su cui si discuteva e su cui si discute tutt’oggi con il GDPR, è la localizzazione della presa in carico della richiesta: al riguardo la Corte che quando i dati vengono trattati per varie ragioni da un’impresa che ha sede centrale extraeuropea, ma dispone di uno stabilimento anche all’interno dell’UE, il trattamento viene effettuato nel “contesto delle attività di tale stabilimento, ai sensi della Direttiva, qualora quest’ultimo sia destinato ad assicurare, nello Stato membro in questione, la promozione e la vendita degli spazi pubblicitari proposti sul motore di ricerca al fine di rendere redditizio il servizio offerto da quest’ultimo”. La Corte Europea così stabilisce che il motore di ricerca pertanto è obbligato a rimuovere il dato personale dai risultati di ricerca, nel rispetto del diritto alla privacy, attraverso anche la cancellazione dei link di pagine di terzi che contengono informazioni relative alla persona che presenta richiesta. Tuttavia, la stessa Corte manifesta però l’importanza di ulteriori diritti presenti a cui deve far fronte il diritto all’oblio, ovvero il diritto di cronaca e libertà di espressione. Infatti, il diritto all’oblio deve tuttavia tenere in considerazione del diritto del pubblico di poter accedere alle notizie di cronaca. Trascorso il tempo necessario per il diritto di cronaca, la CGUE ritiene che il motore di ricerca debba accettare la richiesta per la rimozione dei dati personali dal web da parte della persona interessata e cancellare pagine web che contengono le informazioni, anche nel caso in cui queste rispettino i criteri di leggitimità per la divulgazione dei dati; un esempio sono le testate giornalistiche che pubblicano i dati personali dell’utente in merito ad una vicenda di cronaca, ma che trascorso il tempo necessario per la libertà d’informazione, dovranno cancellare i contenuti nel rispetto della riservatezza.